La violenza sulle donne tra le priorità: Il panorama brasiliano

La violenza sulle donne tra le priorità: Il panorama brasiliano



Caroline Mello e Mai+Sole


La violenza sulle donne è una tematica che genera molte discussioni in diversi settori di studio, essendo considerata fin dagli anni ’80 dall’OMS una questione di salute pubblica mondiale per le sue dimensioni e gravità e per i danni fisici e organici ma anche emozionali che essa produce.

Secondo le proiezioni dell’ONU, nel mondo il 70% delle persone di sesso femminile ha sofferto o soffrirà qualche tipo di violenza durante la sua vita. L’elevata incidenza di violenza domestica a livello mondiale ha portato alla necessità di inserire all’interno dell’agenda degli organismi nazionali ed internazionali, dibattiti sul fenomeno convocando al dialogo tutti i settori: politico, sociale, culturale e mediatico.

In Brasile, l’elevata incidenza di violenza domestica e la negligenza nell’accompagnare con la massima serietà i casi e le denunce delle donne, hanno portato all’approvazione di una legge specifica per le donne in situazione di violenza. La “Dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne” adottata da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1993 e discussa durante la Convenzione interamericana per prevenire, punire ed eliminare la violenza contro le donne - Convenzione di Belém do Pará, sono il contesto principale nel quale queste idee iniziarono a svilupparsi in territorio brasiliano.


LEGGE MARIA DE LA PENHA: La legge con nome di donna.

Maria de Penha è stata una donna che ha sofferto gravi violenze fisiche da parte di suo marito per molti anni e nel 1983 ha ricevuto un colpo di pistola che l’ha resa paraplegica. Nel momento della denuncia ha sofferto dell’incredulità del sistema giudiziario brasiliano. Le autorità infatti hanno trascurato il processo al punto che Maria ha dovuto recarsi alle Corti Internazionali, in modo che il suo ex marito fosse giudicato e condannato prima della prescrizione del delitto. Il caso si è finalmente risolto nell’anno 2002 quando lo Stato brasiliano è stato condannato per omissione e negligenza dalla Corte Interamericana dei Diritti Umani.

Da quel momento, si è messa in atto una forte pressione affinché il Brasile adottasse le direttive proposte nell’accordo firmato con le Nazioni Unite. Il Brasile è infatti un paese costruito storicamente su forti standard patriarcali di mascolinità, e ci ha messo molto a considerare i diritti umani delle donne. Ciò si è realizzato sotto la pressione degli organismi internazionali. È in questo contesto di lotta socio-politica che il paese ha preso una posizione e ha finalmente approvato la legge no. 11.340 del 7 agosto 2006, la chiamata Legge Maria da Penha, basata sulle direttive approvate nella Convenzione de Belem do Para, 13 anni prima. Dalla sua approvazione sono stati creati tribunali e stazioni di polizia specializzati sulla violenza sulle donne.


Legge sul femminicidio: una classificazione necessaria.

Nel 2015 il Brasile ha approvato la legge 13.104/2015 che introduce come circostanza aggravante gli omicidi commessi contro le donne aumentandone la pena. L’applicazione della circostanza aggravante alza la pena minima per il suddetto delitto da 6 a 12 anni, e la massima da 20 a 30 anni.

Pertanto, il femminicidio rappresenta la caratterizzazione dell’omicidio di una donna precisamente per la sua condizione di donna. Le sue motivazioni più frequenti sono l’odio, il dispregio o la sensazione di perdita di controllo della proprietà sulle donne, frequente nelle società segnate dall’associazione di ruoli discriminatori verso le donne, come nel caso del Brasile. (Instituto Patricia Galvão, Dossie Feminicidio).

Il Dossier “do Feminicidio” rivela che nel 2010 ogni due minuti 5 donne hanno subito violenza fisica, nel 2013 è avvenuto un femminicidio ogni 90 minuti e nel 2015 il servizio di denuncia “chiama 180” ha registrato 179 segnalazioni di aggressioni al giorno.

Attualmente il Brasile è quinto a livello mondiale per numero di femminicidi. Infatti, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si registrano 4,8 femminicidi ogni 100,000 donne.

I dati più recenti raccontano che 4.936 donne sono state uccise nel 2017, e il numero di donne uccise con armi da fuoco nella propria casa è aumentato di un 28,7%, il numero più alto negli ultimi 10 anni. Nello stesso anno più di 221.000 donne si sono rivolte ad una stazione di polizia per registrare episodi di aggressione (lesioni fisiche intenzionali) come risultato di violenza domestica.

Anche i documenti ufficiali dimostrano che in Brasile ogni giorno al meno 12.000 donne sono vittime di aggressioni fisiche. Il numero è più elevato fra le donne più giovani, tra 16 e 24 anni. Nel caso delle donne di colore la situazione è ancora più delicata: mentre la cifra di donne bianche vittime violenza è diminuito del 15% fra il 2006 e il 2016, per le donne di colore si è registrato un aumento del 22% durante lo stesso periodo.


La legge Maria da Penha en Juiz de Fora- “Intervençoes no campo possivel do dizer”

La legge Maria da Penha stabilisce misure di protezione di emergenza. Stabilisce una distanza minima che l’uomo violento deve mantenere in relazione alla donna. Queste misure sono generalmente approvate dal giudice entro le 48 ore.


Nella città di Juiz do Fora (Minas Gerais), le misure si applicano in modo diverso. Questo è dovuto al gran numero di violenza sulle donne che ricorrono anche dopo che sia stata applicata la misura di protezione; al fine di rendere il processo più efficiente, Senira Rocha, assistente giudiziario ha infatti elaborato l’idea di svolgere una udienza di mediazione con entrambe le parti in causa prima della decisione finale che determina l’approvazione o il respingimento delle misure.

Queste audizioni sono un’iniziativa senza precedenti nel campo delle misure di protezione, perché offrono un momento di ascolto sia per le donne che per gli uomini, chiarendo questioni importanti nella dinamica della relazione interpersonale, aldilà di quello registrato nel rapporto di polizia.

Le sessioni di mediazione durano in media tra i 10 e i 15 minuti, a seconda della complessità e l’esigenza di ogni caso, e sono gestite mediante piccoli interventi del mediatore, al fine di comprendere e strutturare al meglio ogni particolare caso, così come decidere se applicare o no la misura protettiva.

Vista la complessità ed il grande carico affettivo delle sessione di mediazione, le donne e gli uomini possono essere derivati ad un’assistenza psicologica individuale, o in gruppi di riflessione, alla ricerca di una soluzione che vada aldilà dell’aspetto giuridico e che sia attenta anche alla relazione sentimentale.


Il gruppo di riflessione con uomini che hanno commesso violenza nella città di Juiz do Fora, è anche un’iniziativa senza precedenti nella regione resa possibile grazie all’unione tra il Tribunale di Giustizia di Minas Gerais e l’Università Federale di Juiz de Fora, rappresentata dal professore Luiz Gibier. Gli uomini sono orientati verso il gruppo di riflessione a partire dalla sessione di mediazione. Si accorda un colloquio individuale iniziale dopodiché i gruppi di riflessione iniziano con la partecipazione minima di 10 uomini. Si svolgono 12 riunioni in totale a scadenza settimanale e che hanno una durata di due ore. I temi trattati sono vari, come ad esempio la Legge Maria de Penha, affettività, paternità, alcoolismo, lavoro, violenza (in generale e nelle relazioni affettive). Alla fine del percorso gli uomini ricevono un certificato di partecipazione che si allega al processo giudiziario.


Cosa significa l’aumento dei numeri di violenza domestica?

La violenza domestica è un tema molto più delicato e sensibile di quanto la legge possa prevedere.

Nel contesto brasiliano in questione, la costruzione dei legami sociali in un contesto di patriarcato e, soprattutto, di diseguaglianza sociale, porta come conseguenza la produzione di soggetti più violenti, in cui la violenza diventa un modo di comunicare e relazionarsi.

La critica punta a tutta la struttura sociale e soggettiva che, visti gli alti numeri, impone a livello sociale l’adozione di altre misure.

In questo senso si tratta di sviluppare strumenti che garantiscano il compimento di ciò che è istituito dalla Legge. C’è bisogno di corpi di polizia capacitati, di un potere giudiziario più sensibile che si spinga verso misure alternative di prevenzione e derivazione dei casi che vadano al di là della reclusione carceraria. È necessario un lavoro interdisciplinare che coinvolga i settori della salute, la educazione, e l’assistenza sociale.

A livello relazionale siamo stati convocati a inventare nuove modalità di stringere vincoli. È da tempo che il mondo antico non si apre al cambiamento. Il cambio di mentalità è difficile ma necessario, e per metterlo in atto, è fondamentale che si permetta alle coppie (o ex coppie) coinvolte in situazioni di violenza, di elaborare la loro intera esperienza storica e soggettiva. La scommessa qui è riuscire ad aprire il dialogo, rompendo e ristrutturando le vecchie forme di relazione sociale donna-uomo.




TESTO ORIGINALE IN SPAGNOLO:

VIOLÊNCIA CONTRA A MULHER EM PAUTA: O PANORAMA BRASILEIRO

Caroline Mello e Mai + Sole

A violência contra mulher tem sido uma temática que levanta muitas discussões em diferentes campos de estudo, sendo considerada desde a década de 80 pela Organização Mundial de Saúde (OMS) como um assunto de saúde pública mundial dada sua dimensão/proporção e gravidade dos danos físicos/orgânicos e emocionais/psíquicos que produz.

A Organização Mundial das Nações Unidas (ONU) projeta que 70% das pessoas do sexo feminino no mundo já sofreram ou sofrerão algum tipo de violência ao longo de suas vidas. Os elevados índices de violência doméstica a nível mundial fizeram com que houvesse a necessidade de incluir debates sobre o fenômeno na agenda de órgãos nacionais e internacionais, convocando a esfera política, social, cultural e midiática.

No caso do Brasil, os altos índices de violência doméstica e a negligência em acompanhar os casos e denúncias de mulheres com maior seriedade, levaram à aprovação de uma Lei específica para as mulheres em situação de violência. O marco principal para que tais ideias começassem a se desenvolver em território brasileiro foi a Declaração sobre a Eliminação da Violência contra a Mulher, discutida e formulada pela Assembleia Geral da ONU em 1993 na Convenção Interamericana para Prevenir, Punir e Erradicar a Violência Contra a Mulher – Convenção de Belém do Pará.

Lei Maria da Penha: a lei com nome de mulher

Maria da Penha foi uma mulher que sofreu graves agressões do marido durantes muitos anos, levando um tiro que a deixou paraplégica em 1983. Ao denunciar, sofreu com a incredulidade do sistema judiciário brasileiro e o andamento do caso no Brasil foi negligenciado o suficiente para que Maria da Penha recorresse à corte internacional para que o ex marido pudesse ser julgado e condenado antes que o crime prescrevesse. Sendo assim, o caso só foi solucionado em 2002 quando o Estado brasileiro foi condenado por omissão e negligência pela Corte Interamericana de Direitos Humanos.

A partir de então, iniciou-se um forte movimento para que o Brasil implementasse as diretrizes propostas no acordo assinado com a ONU. Isso porque o Brasil é um país construído historicamente com fortes traços dominantes nos padrões patriarcais de masculinidade e demorou a olhar com cuidado para os direitos humanos das mulheres, sendo necessário haver pressão de órgãos internacionais para que algo fosse feito. Foi, portanto, neste contexto de luta em que o país se posicionou e aprovou, por fim, a Lei n. 11.340, de 7 de agosto de 2006 – Lei Maria da Penha dispondo então das diretrizes aprovadas na Convenção de Belém do Pará 13 anos antes. Desde sua aprovação, portanto, é que foram criados juizados e delegacias especializados no assunto.

Lei do Feminicídio: uma tipificação necessária

Em 2015 o Brasil sancionou a Lei 13.104/2015, que introduz uma qualificadora que aumenta a pena para autores de crimes de homicídio praticado contra mulheres. A aplicação da qualificadora eleva a pena mínima deste crime de 6 para 12 anos e a máxima, de 20 para 30.

Feminicídio seria, portanto, a tipificação do assassinato de uma mulher exatamente pela condição de ser mulher. Suas motivações mais usuais são o ódio, o desprezo ou o sentimento de perda do controle e da propriedade sobre as mulheres, comuns em sociedades marcadas pela associação de papéis discriminatórios ao feminino, como é o caso brasileiro.” (Instituto Patricia Galvão, Dossie Feminicidio)

O Dossiê do Feminicídio destaca que no ano de 2010 se registravam 5 espancamentos a cada 2 minutos, em 2013 já se observava 1 feminicídio a cada 90 minutos e, em 2015, o serviço de denúncia “Ligue 180” registrou 179 relatos de agressão por dia.

Atualmente, a taxa de feminicídios no Brasil é registrada como a 5ª mais alta do mundo. Segundo dados da Organização Mundial da Saúde (OMS), a taxa de feminicídios é de 4,8 para 100 mil mulheres.

Dados mais recentes apontam que 4.936 mulheres foram assassinadas em 2017 e o número de mulheres mortas por arma de fogo na residência cresce 28,7% – o maior número em 10 anos. No mesmo ano, mais de 221 mil mulheres procuraram delegacias de polícia para registrar episódios de agressão (lesão corporal dolosa) em decorrência de violência doméstica.

Os documentos oficiais mostram ainda que ao menos 12 mil mulheres são vítimas de agressão física por dia no Brasil. A taxa é maior entre as mulheres mais jovens, entre 16 e 24 anos. No caso das mulheres negras, a situação é ainda mais delicada: enquanto as taxas de homicídios de mulheres brancas diminuíram 15% entre os anos de 2006/2016, o homicídio de violência de mulheres negras aumentou 22% neste mesmo período.

A Lei Maria da Penha em Juiz de Fora – Intervenções no campo possível do dizer

A Lei Maria da Penha institui as medidas protetivas de urgência. São medidas que estabelecem uma distância mínima a qual o homem deve manter da mulher. Normalmente, essas medidas são deferidas pelo Juiz num prazo de até 48 horas.

Na cidade de Juiz de Fora (Minas Gerais), as medidas são aplicadas de uma maneira diferente. Dado o alto índice de reincidência dos casos em que a medida protetiva foi deferida e, com o intuito de tornar o processo mais eficiente, Senira Rocha, assistente judiciária, elaborou a ideia de realizar uma audiência de mediação com ambas as partes do processo antes da decisão final que determina o deferimento ou indeferimento das medidas. Estas audiências são uma iniciativa inédita no campo das medidas protetivas dado que proporciona um momento no qual tanto a mulher quanto o homem possam ser ouvidos, elucidando importantes questões na trama relacional, para além do que ora foi apreendido pelo boletim de ocorrência.

As sessões de mediação têm em média duração de 10 a 15 minutos dependendo da complexidade e exigência do caso, utilizando-se de pequenas intervenções da mediadora, com vistas a melhor compreender e estruturar o caso atendido, bem como decidir pela concessão ou não da medida protetiva.

Dada a complexidade e a grande carga afetiva envolvida nas sessões, as mulheres e os homens podem ser encaminhados para atendimento e acompanhamento psicológico individual ou em grupos de reflexão, visando uma solução para além do campo jurídico, mas relacional.

O grupo com homens autores de violência na cidade de Juiz de Fora é também uma iniciativa inédita na região e ocorre sob a parceria do Tribunal de Justiça de Minas Gerais e a Universidade Federal de Juiz de Fora representada pelo prof. Luiz Gibier.

Os homens são encaminhados para o grupo a partir da sessão de mediação. Uma entrevista inicial individual é marcada com cada um e, assim, os grupos são iniciados contando com a participação máxima de 10 homens. São 12 encontros no total, ocorrendo uma vez por semana com a duração de 2 horas. Os temas discutidos são variados, como a Lei Maria da Penha, afetividade, paternidade, alcoolismo, trabalho, responsabilização e violência (no âmbito geral e nos relacionamentos afetivos). Ao final, os homens recebem um certificado de participação o qual é anexado ao processo judicial.

O que significa os índices em ascensão?

A violência doméstica é muito mais delicada e sensível do que as leis podem prever. No contexto brasileiro em questão a construção dos laços sociais sobre o solo do patriarcado e, principalmente da desigualdade social indica consequentemente a produção de sujeitos mais violentos, onde a violência se torna uma maneira de se comunicar e de se relacionar. A crítica é a toda uma estrutura social e subjetiva que, dado os altos índices de ocorrência, nos impõe a nível social que novas medidas sejam tomadas.

Neste sentido trata-se de desenvolver instrumentos que possibilitem a concretização daquilo que é instituído por Lei. Precisamos de mais policiais capacitados, um judiciário mais sensibilizado e que aposte em medidas alternativas de prevenção e encaminhamento dos casos para além do cárcere. Exige-se um trabalho interdisciplinar e que mobilize setores da saúde, da educação e da assistência social.

A nível relacional, temos sido convocados a inventar novas possibilidades de fazer laço. O modo antigo não caminha bem há tempos. A mudança de mentalidade é dura, mais necessária e, para isso, é preciso que se permita aos casais (ou ex casais) envolvidos em situação de violência a elaboração de toda sua vivência histórica e subjetiva. Aposta-se aqui em medidas que possam colocar a palavra em circulação, rompendo e reestruturando as formas do próprio sujeito de se relacionar.

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Mai+Sole (Mai più Sole) è un'Associazione costituita da donne che si occupano di donne che subiscono violenza fisica e psicologica. Svolge attività finalizzata a prevenire e a contrastare queste violenze e rappresenta un primo punto di riferimento per le donne che vivono questo disagio, fornendo le informazioni e gli strumenti per intraprendere un percorso di uscita dalla spirale della violenza.